Futuro nucleo del museo della città

 

Introduzione all’Appartamento Cardinalizio
Palazzo Nuzzi è un monumento cardine per la città e i suoi abitanti ed è stato fino a poco tempo fa sede del municipio di Orte. L’elegante monumento, realizzato per volere del cardinale Ferdinando Nuzzi tra il primo e il secondo decennio del XVIII secolo, fu progettato dall’architetto romano Carlo Bizzaccheri, attivo a Orte in quegli anni per la ricostruzione della Cattedrale.

Il Palazzo ospita un importante ciclo decorativo, che si estende su due ambienti del piano nobile: la sala di rappresentanza e la stanza privata del cardinale. Lo schema decorativo richiama con forza la pittura quadraturista di ascendenza pozziana e, nonostante il contesto provinciale, sa creare con efficacia uno spazio fittizio, in linea con l’estetica dell’illusionismo in voga a quel tempo.

I continui cambi di destinazione d’uso, le manomissioni e il naturale deterioramento hanno compromesso nel tempo il ciclo pittorico che era ormai scarsamente leggibile e fruibile. Ciò ha reso necessario il recente intervento di restauro, che ha permesso di far riemergere con vigore i tratti e le cromie originali.

Modello 3D

Cover

Rilievo 3D dell’esterno di Palazzo Nuzzi realizzato con Laser scanner
(Immagini elaborate dall’Arch. Raffaele Ascenzi e dall’Arch. Luca Cosimi)

Notizie sui cantieri di restauro in corso
La campagna di restauro, iniziata nel 2019 e tutt’ora in corso, è stata condotta da alcuni docenti, laureandi e borsisti del Corso di Laurea in Conservazione e restauro dell’Università degli Studi della Tuscia.

L’intervento, che si è concentrato fino ad oggi sulle decorazioni della stanza privata del cardinale, è stato un importante momento di studio. Grazie ad esso sono emersi stretti legami con la scuola di Andrea Pozzo, non solo nello stile pittorico, ma anche nelle modalità esecutive da lui descritte nel suo trattato (trattato di Andrea Pozzo).

Le ricerche, infine, sono sfociate in un interessante confronto con la produzione artistica di uno stretto collaboratore di Pozzo, Antonio Colli, attivo negli stessi anni tra Montepulciano, Siena e Viterbo.

Uno dei principali risultati ottenuti dall’attuale campagna di restauro è stato quello di aver restituito ariosità e significato ad un testo pittorico fino ad oggi frammentario e confuso. Ciò è stato possibile rimuovendo dalle superfici gli interventi e i materiali non pertinenti, permettendo alle pitture di ritornare ad essere le uniche vere protagoniste. Altrettanto necessario è stato il consolidamento dei materiali costitutivi, al fine di prevenire per quanto possibile, la perdita ulteriore di pittura originale.
Il restauro si è concluso con una lunga fase di reintegrazione pittorica e materica, che ha utilizzato colori e malte completamente reversibili e compatibili con i materiali costitutivi. L’intervento estetico ha permesso di eliminare i disturbi dovuti a mancanze e discontinuità delle superfici, recuperando una corretta leggibilità del testo pittorico, finalmente apprezzabile in tutta la sua delicatezza e armonia.

(Testi di Francesca Groppi e Davide Vigliotti)