La forma della città.
Uno sguardo rivoluzionario sulla città e sul territorio.
Pasolini, che aveva scelto la Tuscia come casa di adozione, ci ha spinto a guardare Orte in modo nuovo. Nella trasmissione televisiva di Anna Zanoli io e … andata in onda il 7 febbraio 1974, l’artista commenta città e paesaggio come un insieme indissolubile, “la forma della città”, da salvaguardare nel suo profilo stagliato tra il cielo, le colline boscose e i campi coltivati.
Denunciando “gli oltraggi edilizî inflitti a questo luogo della Teverina un tempo frugalmente ma nobilmente compatto nella sua pensilità rupestre”, Gian Franco Contini rileva come Orte rappresentava per Pasolini un campione “dell’ideale bellezza italiana”: “povero, genuino, assoluto, ai limiti del deserto e dell’arsione vulcanica”. Pasolini, che ci richiamava alla salvaguardia dell’immagine del luogo col suo profilo stagliato nel cielo, invitava a percorrerlo, cogliendo i segni e i prodotti realizzati da “una infinità di uomini senza nome”, dove il selciato sconnesso di una stradina si coniuga all’opera d’arte. Il suo sguardo, ancora attuale, invita ad un racconto globale, che considera il paesaggio, le testimonianze della cultura materiale, della devozione popolare, accanto ai prodotti colti.
La lezione di Pasolini ci guida quindi a cogliere l’unicità di Orte, frugale e umile, povera e assoluta. Orte, che nasce dal tufo, estratto per costruire case, mura, chiese, palazzi, ospedali, conventi. Orte col suo vuoto in cui si realizzeranno pozzi, acquedotti, cantine, lavatoi, celle frigorifero, ninfei che raccontano una storia stratificata, tra archeologia e storia dell’arte, una storia unica e uguale a tanti altri centri italiani.
Il portale è allora un invito ad una progettazione condivisa, una progettazione guidata dal pensiero sensibile e sapiente di un grande maestro per la costruzione di un museo della città in cui sia possibile riconoscersi, tanto da trasformarsi in museo della cittadinanza.
(Testi di Maria Ida Catalano e Yvonne Mazurek)





